Casi clinici

guarda la pillola video
La cura del malato, non di un sintomo
2’ 15’’

Condivido in questa pagina alcune semplici esperienze fatte nel corso della mia attività professionale.

Se è vero che sono dei semplici casi aneddotici, è bene tenere presente che si tratta di persone reali, in carne e ossa, ben felici di aver curato i propri problemi e per nulla disturbate dal presunto difetto di non fare statistica. Questo è del resto è quello che capita nello studio di ogni medico che utilizzi seriamente la medicina omeopatica nella sua pratica quotidiana.

La sofferenza di ogni essere umano è importante, e ogni professionista ha il dovere di cercare di porvi rimedio, indipendentemente da dogmi, steccati o personalismi narcisistici.
Non vedo ragione per dolersi che la Medicina Omeopatica possa ottenere dei risultati concreti e ritengo che sia del tutto sconveniente qualsiasi meschina rivalità fra Medicina Omeopatica e Convenzionale. Credo invece nella competenza, nell'onestà e nel serio impegno dei medici, indipendentemente dalla strategia terapeutica che adottano. 

Lesione ulcero-necrotica della mano sinistra in esiti settici di morso di cane

Il 15 maggio 2015, di rientro da un congresso, visito mio suocero, un coriaceo uomo di 83 anni, che tre giorni prima era stato morsicato dal suo cane alla mano sinistra. I Colleghi del Pronto Soccorso avevano solo suturato la ferita e praticato la sieroprofilassi antitetanica, ma per qualche ragione avevano omesso di prescrivere una terapia antibiotica.

Per inciso, qualche settimana prima il cane era venuto in contatto con una processionaria, un insetto velenoso che gli aveva provocato un grave quadro settico conclusosi con la necrosi della parte anteriore della lingua, che si era perciò staccata completamente.

Il dorso della mano e le dita si presentavano molto gonfie, e la minima pressione provocava un intenso dolore. La ferita emanava un odore marcio ed era inoltre parzialmente coperta da un’escara lucente giallo-nerastra. Il paziente era freddoloso. Si trattava evidentemente di una infezione piuttosto grave a tendenza necrotizzante e iniziale coinvolgimento sistemico (Foto 1).

Somministravo tre globuli del rimedio indicato dai sintomi e prescrivevo delle medicazioni locali da ripetere tre volte al giorno.
Naturalmente avevo la possibilità di seguire l'evoluzione dello stato di salute di mio suocero giorno dopo giorno, in modo da intervenire prontamente con una terapia antibiotica al bisogno.

Già il giorno successivo il gonfiore si era leggermente ridotto. La mano doleva un pò meno alla pressione. L’escara era caduta lasciando una superficie a vivo parzialmente coperta di essudato giallastro di odore cattivo.

Nei giorni e nelle settimane successive la lesione e le condizioni di salute generali del paziente sono gradualmente migliorate.
Dopo tre mesi la mano era perfettamente guarita con restitutio ad integrum. Si nota ancora soltanto un’area arrossata nella zona marginale dell’ulcera (Foto 2).

Ad un anno esatto dalla terapia non è praticamente visibile alcuna cicatrice. Si sono addirittura ricostruite le piccole pliche cutanee proprie dell’età senile del paziente, un fenomeno veramente sorprendente (Foto 3).

 

Grave stenosi del canale rachideo nel tratto C4-C6 in spondilo-discoartrosi.

Una donna di 40 anni si presentò nel mio studio nell’aprile 2008 con molti disturbi. Accusava una forte rigidità della colonna e degli arti inferiori. Aveva la sensazione di essere imprigionata dal suo stesso corpo, come se fosse chiusa in uno scafandro. Si sentiva prostrata ed affannata per piccoli sforzi. Era affetta da gravi crisi di panico che la ostacolavano fortemente nella vita quotidiana. Aveva il terrore che le succedesse qualcosa mentre mentre portava i suoi figli da qualche parte. Era completamente sconnessa dai suoi bisogni e dalle sue insoddisfazioni più profonde. Il suo problema profondo era costituito da un senso del dovere che viveva come imperativo e oppressivo e che schiacciava completamente la sua personalità. La TAC e la RMN documentavano una spiccata stenosi del canale rachideo da C4 a C6.
La paziente non aveva giovamento dalla fisioterapia e desiderava evitare l’intervento chirurgico. Nel corso della terapia omeopatica (tre globuli ripetuti in media quattro volte l’anno) la rigidità della colonna e degli arti inferiori si sono molto attenuate e la prostrazione è scomparsa. I benefici non si sono però arrestati al piano fisico, come sarebbe avvenuto con un intervento chirurgico, che rappresentava comunque una possibile opzione. Lo spiccato conflitto fra dovere e piacere che la paziente viveva si è profondamente attenuato consentendole di prendere coscienza di quanto non andasse nella sua vita e di operare autonomamente dei cambiamenti significativi. Ora gli attacchi di panico sono un lontano ricordo, tanto che ora le è perfino possibile prendere l’aereo per recarsi coi figli in vacanza.

Sono certo che le lesioni siano ancora presenti: è però radicalmente cambiata la capacità del suo organismo di conviverci pacificamente....e anche buona parte degli aspetti emotivi che la facevano tanto soffrire! 

 

Psoriasi inveterata

Il 14 febbraio 2014 si presentò nel mio studio un uomo di 37 anni affetto da psoriasi diffusa. Il paziente si lamentava in particolare per il forte prurito che peggiora grattando e che gli permette di dormire solo due o tre ore per notte. Soffriva di questa malattia fin da bambino, ma le lesioni si limitavano alla superficie estensoria di gomiti e ginocchia. Da sei mesi invece i disturbi si erano diffusi su gran parte della superficie corporea. Alcune settimane prima della mia visita aveva avuto una sovrinfezione batterica. 
Le terapie dermatologiche non avevano sortito effetti duraturi, per cui gli era stato consigliati di ricorrere a degli immunosoppressori, cosa che il mio paziente desiderava evitare. Soffriva di herpes ricorrenti al di sotto di un angolo della bocca e di mal di testa se non asciugava immediatamente i capelli dopo averli lavati. Ogni volta che la psoriasi peggiorava riaffiorava sempre un herpes ai genitali. Aveva tolto nel passato due piccole verruche vicino alle unghie delle mani e si era sottoposto ad intervento per un varicocele. La terapia omeopatica ha fatto rientrare completamente la malattia, eccezion fatta per due piccoli elementi, uno su una caviglia e l’altro ad un polpaccio, e per le unghie dei piedi, che restano giallo-nerastre e tendono ad incarnarsi.

Attacchi di panico

Una ragazzina di 12 anni dal fisico snello mi venne inviata dalla sua psicologa per una fortissima ansia che la sconvolge ogni mattina al momento di andare a scuola. Occorreva portarcela di peso per vincere le sue resistenza, dato che scalciava ogni volta con tutte le sue forze.

Era molto impressionabile. Andava nel panico ogni volta che sentiva le sirene di un’ambulanza, se vedeva scene violente in un film o se solo vedeva una ferita. Questa era anche la ragione per cui non voleva più assolutamente andare a scuola: temeva di star male e di dover finire all’ospedale. Quando perse sangue dal naso svenne immediatamente per lo spavento. Quando sentiva notizie di persone che si tolgono la vita buttandosi dalla finestra cadeva nel terrore di impazzire e di fare la stessa cosa. Aveva anche il terrore del temporale.

Al momento della visita era in psicoterapia da tre anni senza evidenti benefici.

Negli ultimi tre mesi i suoi genitori avevano deciso di rivolgersi ad un’altra psicologa con la quale mi è capitato altre volte di collaborare con buoni risultati.
Dopo soli quaranta giorni dall’assunzione di soli tre soli globuli di rimedio l’ansia si era ridotta dell’ottanta per cento. L’anno successivo le fu perfino possibile partecipare ad una simulazione di rianimazione alla Festa della Croce Rossa. A distanza di tre anni la paziente ha avuto solo tre modeste ricadute prontamente rientrate con la medicina omeopatica.

Sono completamente scomparsi la paura del temporale e del sangue e la sua impressionabilità.

Insicurezza paralizzante in un giovane ciclista

Nel 2012 venni consultato da un giovane di 18 anni con una marcata insicurezza che lo aveva portato a ritirarsi dagli studi. Era stato poi assunto in una ditta, ma l’ansia e il timore di non essere all’altezza lo avevano letteralmente paralizzato, impedendogli di presentarsi al primo giorno di lavoro.I suoi ottimi risultati come ciclista dilettante gli avevano fatto guadagnare un ingaggio in una società professionistica. Anche qui, però, la sua ansia anticipatoria lo aveva costretto ad amputare i suoi desideri e a smettere con lo sport che amava e per il quale dimostrava talento.

Il primo agosto 2012 mi trovai dunque di fronte un ragazzo profondamente infelice e con la sensazione di aver perso ogni treno per la propria vita. Aveva rinunciato anche alla vita sociale e si sentiva oramai condannato al fallimento. Presentava anche una forte paura della folla e degli spazi chiusi. Poche dosi periodicamente ripetute di rimedio omeopatico gli consentirono di superare le sue ansie, di riprendere l’attività e di affrontare con successo il lavoro.

 

Lesione parziale di un legamento collaterale di un polso ad una settimana da un concerto

Un mio paziente di vecchia data mi consultò molto allarmato nell’ottobre 2012 a causa di un forte dolore al polso sinistro insorto a seguito di una caduta. Era un chitarrista professionista che avrebbe dovuto tenere un importante concerto all’estero dopo una settimana. La situazione sembrava volgere al peggio: il paziente non poteva usare la mano neanche per eseguire i normali gesti quotidiani. L’ecografia dimostrava una lesione parziale del legamento collaterale del polso sinistro sulla sua inserzione radiale.Tre globuli del rimedio omeopatico indicato eliminarono il dolore nel giro di pochissimi giorni consentendogli di onorare il suo gravoso impegno senza avvertire dolori né durante né dopo il concerto.

Dr. Paolo Campanella medico omeopatico