Malattia

"Conta più conoscere il paziente in una malattia che la malattia in un paziente"

William Osler, padre della moderna medicina e fautore dell’Omeopatia

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Il sintomo
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La malattia ed il malato

Per la Medicina Omeopatica le malattie sono espressione di un disordine generale dell’organismo. 

L’individuo sano non si ammala: una corrente d’aria o una pietanza del tutto innocue per tanti possono causare una grave malattia in soggetti predisposti. Situazioni emotive stressanti vengono superate brillantemente da alcuni individui e costituiscono invece ostacoli insormontabili per altri. Molti disturbi apparentemente circoscritti sono in realtà l'espressione locale di una malattia che colpisce l'intera costituzione. Un organismo sano non produce sintomi per la stessa ragione per la quale le spie del cruscotto di un'automobile in ordine restano tutte spente.

Costituiscono un' eccezione a questa regola alcune particolari patologie dovute a cause esclusivamente esterne, in particolare quelle  consecutive ad un trauma, e quelle genetiche.

Le due metà della luna

Salute e malattia sono perciò in genere la risultante fra quanto viene richiesto all'organismo e la sua capacità di farvi fronte. Luis Pasteur, il fondatore della moderna microbiologia, disse in modo provocatorio “Il germe è molto, ma il terreno su cui si sviluppa è tutto". 

La grande psicoterapeuta omeopatica Catherine Coulter scrive nell'introduzione al primo volume del suo "Portraits of Homeopathic Remedies":

“L’Omeopatia ritiene che non esista una intrinseca distinzione fra i sintomi fisici, emotivi e mentali, e considera invece dipendenti fra loro tutti i processi che si verificano all'interno di un essere vivente. Un qualsiasi tentativo di trattare un organo o una parte dell’organismo deve piuttosto essere il trattamento dell'organismo in toto, di tutto il paziente. Le malattie fisiche, con l’eccezione di quelle traumatiche, hanno un aspetto mentale, mentre quelle mentali ne hanno uno fisico; perciò la prescrizione deve essere basata considerando entrambe queste componenti”.

Accanto ai cosiddetti sintomi patognomonici, cioè tipici di una certa malattia e perciò preziosi per la sua diagnosi, ve ne sono solitamente altri che tradiscono il modo personale e caratteristico con cui ciascun malato declina la propria sofferenza, costituendone in qualche modo l'impronta individuale. Ad esempio una malattia febbrile può accompagnarsi a brividi in alcune persone ed a calorosità in altre, oppure a sudorazione o secchezza cutanea, a sete bruciante di grandi quantità di acqua fredda, a desiderio di bevande calde o a nausea per la minima assunzione di cibo o tisane.
La medesima patologia può accompagnarsi ad agitazione o a desiderio di restare immobili, a bisogno eccessivo di attenzioni o viceversa a rifiuto di ogni tentativo di consolazione e supporto. Alcuni pazienti presentano anche disturbi inspiegabili o addirittura paradossali, come il forte arrossamento di metà viso in assenza di processi infiammatori, la presenza di dolori che si attenuano esercitando una pressione sulla parte infiammata, la tendenza a dormire ad occhi semiaperti o la coesistenza di intensi cambiamenti nell’umore o di veri e propri sintomi mentali.

Il Medico Omeopatico dovrà perciò anzitutto effettuare una diagnosi ricorrendo a tutte le sue conoscenze di Medicina Convenzionale (esame obiettivo del malato, prescrizione di esami diagnostico-strumentali e di laboratorio, consulenza di Colleghi specialisti, etc.) per poi rivolgere la propria attenzione verso i sintomi caratteristici del paziente allo scopo di selezionare il rimedio capace di potenziarne le risorse reattive e di portarlo così a guarire "dall'interno".

Naturalmente la scelta della strategia terapeutica (Medicina Omeopatica, Medicina Convenzionale, Chirurgia, Fisioterapia, Psicoterapia, etc.) sarà il frutto ponderato di una seria e meditata riflessione a vantaggio dell'interesse supremo: quello del Paziente.

Il braccio di ferro tra Malato e Malattia

Ogni persona è affetta da una malattia cronica della costituzione. Il suo organismo è perciò teatro di una sorta di braccio di ferro fra la seconda e la prima, la quale cerca di impossessarsi della "stanza dei bottoni"  limitandone la capacità di risposta e adattamento.  Il paziente si trova per così dire preso tra due fuochi: la sua parte sana cerca di confinare i sintomi sulla superficie corporea o comunque in territori meno pericolosi proteggendo così gli organi e le funzioni più importanti, mentre il processo patologico punta a radicarsi maggiormente facendo penetrare il proprio baricentro in profondità.

In effetti il medico omeopatico osserva spesso che la soppressione di innocenti disturbi periferici quali eruzioni o scariche catarrali o di banali disturbi funzionali può comportare un 'aggravamento globale del malato. D'altra parte la somministrazione del rimedio favorisce l'inversione di questo processo: la guarigione tende così a manifestarsi a partire dagli organi e dalle funzioni più importanti, per esempio dallo stato emotivo, dall'energia e dall'appetito, mentre sintomi più blandi e superficiali possono a volte transitoriamente accentuarsi per una benefica crisi liberatoria.

Questo sorprendente fenomeno, noto in Omeopatia col nome di Legge di Hering e condiviso dalla Medicina Trazidionale Cinese, non trova riscontro quella Convenzionale: tuttavia è un'esperienza che si osserva veramente spesso nella pratica di qualsiasi medico omeopatico unicista. Personalmente ritengo questo fenomeno uno dei contributi più preziosi e ricchi di implicazioni che la Medicina Omeopatica è in grado di offrire alla medicina. 

Medicina Omeopatica e Convenzionale

Naturalmente la realtà è assai complessa e non può essere riassunta in poche semplici righe divulgative.

Per esempio la superficie corporea può essere teatro di malattie molto gravi, mentre gli organi profondi sono a volte sede di disturbi trascurabili. A volte ai sintomi propri della malattia costituzionale si sovrappongono disturbi dovuti a farmaci, radiazioni, stress emotivi, traumi, agenti infettivi ed altre circostanze. Vi sono anche situazioni dove la patologia si è aggravata al punto da provocare una distruzione dei tessuti o comunque da ridurre fortemente le capacità reattive dell'organismo. 

Per ragioni come queste l'esercizio dell'Omeopatia, freccia preziosa nella faretra del Medico, se a volte può sostituire quella Convenzionale perfino con maggior successo, in altre circostanze può solo affiancarla, e talora deve cederle rispettosamente il passo.

Si tratta semplicemente di due diversi approcci: l'uno potenzia le capacità dell'organismo impartendogli una lezione volta a donargli la risorsa necessaria a guarire, mentre l'altra punta piuttosto a sostituirsi ad una risposta carente. La prima è una lezione di nuoto, la seconda un salvagente lanciato quando il mare è in tempesta.

Questo non toglie che in Paesi dove la Medicina Omeopatica è pienamente riconosciuta quali ad esempio l'India ed il Brasile esistano ospedali dove vengono curate patologie molto gravi con risultati eccellenti.

Dr. Paolo Campanella medico omeopatico