Cura

"Il rimedio stimola la reazione del malato, ed è questa a guarirlo"
(Sir John Weir, medico della famiglia reale britannica per 50 anni)

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La Legge dei Simili

La Medicina Omeopatica sfrutta la capacità dell'organismo di reagire in modo uguale e contrario ad un qualsiasi stimolo gli venga somministrato.

Ad esempio una mano immersa per alcuni minuti in una bacinella di acqua ghiacciata diventa successivamente più calda dell’altra grazie alla dilatazione dei suoi vasi ed al conseguente maggior afflusso di sangue. Per questa ragione possiamo perciò affermare che l’acqua ghiacciata scalda l'organismo grazie alla risposta omeopatica che evoca nell'organismo.

Contrariamente a quanto si pensa, perciò, la Legge dei Simili, principio cardine della Medicina Omeopatica, non trova la sua applicazione esclusivamente con delle sostanze diluite: essa anzi ha un valore universale.

Pensiamo ad uno stimolo meccanico. Se cerchiamo di trascinare verso di noi una persona afferrandola per un braccio, appena lasciata la presa essa balzerà all’indietro per la resistenza che cerca di opporre al nostro gesto. Qualcosa di analogo avviene con un suono: una luce intensissima non è in grado di coprire lo stormire delle fronde di un bosco, cosa che riesce prontamente ad un rumore appena più forte.

Questo è il significato del motto Similia similibus curantur (i simili saranno curati dai simili) già indicato da Ippocrate, padre della Medicina classica. assieme al suo opposto Contraria contrariis curantur come strategia adatta a curare. 

Lo stesso fenomeno vale anche per le sostanze chimiche: gli oppiacei come morfina ed eroina inducono nel paziente sintomi quali analgesia (assenza di dolore), serenità eccessiva, stipsi e miosi (contrazione della pupilla), mentre la sindrome d’astinenza, cioè la reazione che subentra nell’organismo al cessare del loro effetto, si presenta con sintomi esattamente opposti: dolori violenti, grande ansia, diarrea e midriasi (dilatazione pupillare).

La Legge dei Simili non ha perciò in sè nulla di rivoluzionario, eretico o "magico".
L’Omeopatia non è altro che la scienza e l’arte che consente di stimolare l’organismo verso la propria guarigione grazie ad un uso intelligente di questo principio universale.

 

Diluizione: la pietra dello scandalo.

Per praticare l'Omeopatia non è dunque concettualmente indispensabile ricorrere a dosi diluite.
I primi tentativi di cura con questo metodo furono anzi condotti utilizzando quantità considerevoli di medicamenti.
I risultati sperimentali dimostrarono che il paziente guariva passando però attraverso una fase iniziale
di inopportuno aggravamento a causa della sommazione degli effetti del rimedio omeopatico con quelli della malattia naturale.

La decisione di diluire le sostanze somministrate venne introdotta proprio al fine di ridurre queste sofferenze.

Il paradosso omeopatico

Mediante esperimenti successivi si arrivò a scoprire il vero paradosso omeopatico: i rimedi si dimostrano capaci di funzionare anche a diluizioni estremamente elevate. Si ottengono dei risultati terapeutici perfino spingendo questo processo all’estremo,
ben oltre al limite oltre cui è impossibile trovare ancora una sola molecola della sostanza originaria nel solvente.
Come se ciò non bastasse l’azione del rimedio diviene più profonda e duratura quanto più elevata è la diluizione, a patto che esista una forte somiglianza fra i sintomi del paziente e quelli della sostanza.

La Medicina Omeopatica si serve insomma della Legge dei Simili per consentire al malato di generare salute dall' interno di sè stesso. Essa utilizza dei rimedi che, pur diluiti ripetutamente fino a perdere il soluto originario, ne conservano l’informazione.

Questi fatti contrastano con ogni logica apparente e con l’attuale modello scientifico che vede la biochimica al centro delle vicende degli organismi viventi. Ce n'è abbastanza per giustificare un'ostilità livorosa e senza esclusione di colpi che non trova  uguali nella storia della medicina.

Le cose però non sono sempre come appaiono. 

Del resto Claude Bernard, che per ironia della sorte è stato il fondatore della moderna Medicina Sperimentale, amava ripetere: "Un fatto può contraddire una teoria, ma mai il contrario".
E nel mondo dell'Omeopatia di fatti se ne trovano davvero tanti, se solo si ha la l'onestà intellettuale di volerli prendere seriamente in esame uscendo dal rassicurante recinto dei luoghi comuni e del facile dileggio da bar.

Le ricerche a supporto della Medicina Omeopatica sono sempre più numerose e documentate.
Possiamo (e dobbiamo!) discutere se davvero un solvente possa veicolare una informazione anche in assenza del soluto originario, ma per favore la si smetta con la solita banale storiella dell'acqua fresca. Il vero problema è capire se è corretto continuare a credere che la chimica e la biochimica siano l'unico modello possibile per curare gli esseri viventi o se si possa scomodare anche la fisica, come affermato la Medicina Omeopatica e confermato da un numero crescenti di ricerche scientifiche.  

Del resto nessun detrattore si scandalizza del fatto che un hard disk possa fare da supporto per milardi di informazioni senza che la propria composizione chimica ne sia stata minimamente modificata.

Ben venga la discussione informata e rispettosa: lo scetticismo è un requisito fondamentale della scienza. Il problema è semmai il pregiudizio, che invece ne rappresenta un grossolano tradimento. Ed è a mio avviso solo questo ad impedire di avere l'umiltà di approfondire lo studio di un settore tanto stimolante e ricco di implicazioni. Anche perchè due secoli di storia e l'esperienza di chi quotidianamente lavora con serietà ed impegno dicono che l'Omeopatia funziona, e lo confermano molti pazienti con i relativi referti specialistici, strumentali e di laboratorio.

E non è vero che non esistono studi scientifici di qualità che depongono a favore di questa medicina: nella sezione "Omeopatia e Scienza" ho approfondito questa importante questione. Ho anche pubblicato numerosi Links di ricerche scientifiche.

Curare significa installare nell'organismo la risorsa mancante

La Medicina Omeopatica si serve della Legge dei Simili per consentire al malato di generare salute dall' interno di sè stesso.

I rimedi che utilizza sono sovente privi del principio attivo originario conservandone però l’informazione. Questo concetto viene fortemente criticato da buona parte della scienza ufficiale, ma le ricerche che ne confermano la veridicità sono sempre più numerose e documentate. 

Possiamo discutere sulla possibilità che un solvente possa veicolare una informazione utile per curare un organismo, ma per favore la si smetta con la solita banale storiella dell'acqua fresca. Il problema è capire se sia corretto ritenere che la chimica e la biochimica siano l'unico modello possibile per curare gli esseri viventi o se si possa scomodare anche la fisica, come affermato la Medicina Omeopatica e confermato da un numero crescenti di ricerche scientifiche. 

Ben venga la discussione informata e rispettosa: lo scetticismo è un requisito fondamentale della scienza. Il problema è semmai il pregiudizio, che invece ne è la tomba. Ed è a mio avviso solo questo ad impedire di avere l'umiltà di approfondire lo studio di un settore tanto stimolante e ricco di implicazioni. Anche perchè due secoli di storia e l'esperienza di chi quotidianamente lavora con serietà ed impegno dicono che l'Omeopatia funziona, e anche molto bene.

Le potenzialità dell'Omeopatia

Chi può trarre beneficio dalla Medicina Omeopatica?

Questa strategia terapeutica, da sola o in associazione con quella convenzionale o con altre terapie, può dare un aiuto molto tangibile in diverse malattie. Grazie alla duttilità della Legge dei Simili su cui si basa essa è spesso indicata anche in pazienti difficilmente curabili perchè affetti da disturbi bizzarri e non classificabili. Spesso può guarire tendenze costituzionali profonde su cui i farmaci hanno solo un effetto palliativo.

L’Omeopatia si rivela sovente un prezioso aiuto anche in soggetti con problematiche emotive o esistenziali e per lo Psicoterapeuta che li segue. Molte persone pur non accusando veri disturbi psicologici procedono nella vita per così dire "col freno a mano tirato" a causa di aspetti caratteriali o difficoltà interiori che ne condizionano a volte in modo considerevole l'esistenza. Capita sovente che un paziente rivoltosi al medico per trovare sollievo da un singolo disturbo guarisca da altri sintomi fisici o da aspetti ben più importanti della propria personalità che non immaginava di poter affrontare o di cui non era nemmeno consapevole. In soggetti con disturbi psicologici o esistenziali un sintomo superficiale può assumere perciò in questi casi il ruolo di una sorta di prezioso  "cavallo di Troia " che consente alla persona una cura ben più incisiva.

Dopo oltre venticinque anni di esperienza quotidiana posso testimoniare l'efficacia dell'Omeopatia (se necessario in associazione con la Medicina Convenzionale o con altre terapie) in diverse condizioni acute e croniche, con una ricaduta positiva sulla salute delle persone, sul numero di giornate di malattia e sulla spesa del Servizio Sanitario. 

Credo che l’Omeopatia, se praticata correttamente e senza settarismi nel rispetto delle sue indicazioni, sia un'arma preziosa nell'arsenale della Medicina.

I limiti dell'Omeopatia

Non credo che abbia ragion d'essere una vera contrapposizione frontale fra Medicina Omeopatica e Convenzionale. 
Sono orgoglioso della mia sudata laurea in Medicina e Chirurgia e ho la massima stima verso i miei Colleghi, con diversi dei quali ho un rapporto di fattiva collaborazione.

L’Omeopata è semplicemente un medico che in presenza delle corrette indicazioni sceglie di stimolare il meccanismo di guarigione interno del paziente anzichè sostenerne l'insufficienza dall'esterno con un farmaco. E' suo compito selezionare la migliore strategia terapeutica per ciascuno dei suoi pazienti secondo scienza e coscienza. 

Con buona pace dei detrattori, questo sistema medico funziona, eccome, ma presenta dei limiti di cui occorre tenere conto. 

Essa non è ad esempio indicata nel caso di malattie chirurgiche nè in quelle in cui la distruzione di un organo o di un tessuto richieda una terapia con un farmaco salvavita. In questi casi può porsi semplicemente al servizio di quella Convenzionale svolgendo un ruolo di supporto, oppure cedendole il passo.

Questo nulla toglie al fatto che il rimedio omeopatico possa a volte ristabilire parzialmente una funzione d’organo mettendo lo Specialista nelle condizioni di ridurre il dosaggio dei farmaci tradizionali. Esistono anche circostanze in cui è necessario ricorrere ai medicamenti nel superiore interesse del paziente perchè i risultati tardano a venire: del resto uno dei principali limiti della Medicina risiede nella preparazione e nell'esperienza del medico che la pratica, e l'Omeopatia non fa certo eccezione.

Sono profondamente convinto che questa disciplina se praticata da un medico competente sia una potente freccia nella grande faretra della Medicina ed una sua preziosa risorsa.

Dr. Paolo Campanella medico omeopatico